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Cos’è e come funziona un sistema SOAR

Scritto il 8 Aprile 2025
sistema SOAR

SOAR è l’acronimo di Security Orchestration, Automation and Response. In italiano: “Orchestrazione, automazione e risposta alla sicurezza”. Si tratta di una categoria di strumenti e tecnologie che aiutano i team di sicurezza a gestire in modo più rapido, strutturato ed efficiente le minacce informatiche.

Non si parla quindi solo di un software, ma di una filosofia operativa, un approccio che combina tecnologia, processi e persone con l’obiettivo di automatizzare le risposte agli incidenti, ridurre i tempi di reazione e ottimizzare il flusso di lavoro del Security Operations Center (SOC).

Un sistema SOAR si basa su tre pilastri fondamentali:

  • Orchestrazione: Collega tra loro strumenti diversi di sicurezza (come firewall, SIEM, antivirus, EDR, piattaforme di ticketing) per farli lavorare in sinergia. In pratica, crea un “ecosistema” dove ogni componente comunica e reagisce in modo coordinato
  • Automazione: Elimina le attività manuali e ripetitive che rallentano gli analisti, come l’analisi di log, il recupero di informazioni da fonti esterne (come IP reputation) o la disattivazione automatica di un account compromesso
  • Risposta: Consente di intervenire rapidamente sugli incidenti grazie ai playbook, flussi di azione predefiniti che vengono attivati automaticamente o semi-automaticamente. Ogni minaccia viene gestita con un piano preciso, documentato e ripetibile.

Come si integra in un’infrastruttura di sicurezza

Un sistema SOAR non sostituisce le soluzioni di sicurezza esistenti, ma le potenzia. Si inserisce in un’infrastruttura già esistente integrandosi con:

  • strumenti di rilevazione (SIEM, IDS/IPS)
  • strumenti di protezione (firewall, EDR, antivirus)
  • strumenti di gestione (ticketing, CMDB)
  • fonti di threat intelligence (open source e commerciali)

In questo modo, tutto il ciclo di vita dell’incidente — dal rilevamento alla chiusura — viene automatizzato, tracciato e ottimizzato.

 

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo di un sistema SOAR

Implementare un sistema SOAR non è solo una questione di efficienza tecnica: significa ripensare completamente il modo in cui un’organizzazione reagisce alle minacce informatiche. I cyber attacchi ormai sono sempre più sofisticati e frequenti, dunque i benefici del SOAR diventano sempre più importanti. Ma quali sono, concretamente, questi vantaggi?

Riduzione dei tempi di risposta agli incidenti

Uno dei benefici più tangibili è la velocizzazione della risposta agli attacchi. Il tempo è un fattore critico nella sicurezza informatica: più si ritarda l’intervento, maggiori sono i danni potenziali. Con i playbook automatizzati, un sistema SOAR consente di reagire in tempo reale — o quasi — anche a incidenti complessi. Laddove prima servivano ore o giorni, ora bastano minuti.

Maggiore efficienza operativa del team SOC

Chi lavora in un Security Operations Center sa bene quanto sia stressante analizzare ogni alert, distinguere i falsi positivi, aprire ticket e seguire le procedure. Il SOAR alleggerisce il carico di lavoro degli analisti, automatizzando le azioni più ripetitive e lasciando al team solo le decisioni critiche.

Standardizzazione delle risposte agli incidenti

Ogni minaccia viene gestita secondo procedure codificate, riducendo la variabilità nell’intervento umano. Questo significa meno errori, maggiore coerenza tra i turni di lavoro e una documentazione precisa di ogni attività. La standardizzazione è anche fondamentale per la compliance: molte normative (GDPR, ISO 27001, NIS2) richiedono prove documentate di come vengono gestiti gli incidenti.

Ottimizzazione delle risorse umane e tecnologiche

Non serve più aumentare in modo esponenziale il numero di analisti per gestire una mole crescente di allarmi. Con il SOAR, è possibile scalare le operazioni senza aumentare i costi. Gli strumenti già presenti in azienda (SIEM, firewall, antivirus, ecc.) vengono sfruttati al massimo, con un ritorno sull’investimento decisamente più alto.

Miglioramento continuo basato sui dati

Ogni azione eseguita dal SOAR viene tracciata e analizzata, creando un archivio prezioso di casi, tempi di risposta, efficacia dei playbook. Questo consente di ottimizzare continuamente le procedure, individuare colli di bottiglia e affinare la strategia di difesa in base a dati concreti e storici.

 

Come implementare un sistema SOAR nella tua azienda

L’adozione di un sistema SOAR non è un’operazione da improvvisare. Non si tratta di un semplice “plug and play”, ma di un vero e proprio progetto strategico che coinvolge persone, processi e tecnologie. È necessario partire con una visione chiara, una strategia ben definita e, soprattutto, una collaborazione solida tra il team tecnico e quello decisionale. Con un approccio graduale e consapevole, ogni azienda può integrare un sistema SOAR con successo e raccogliere rapidamente i benefici.

Il primo passo è fare un’analisi concreta del proprio contesto. Quante segnalazioni riceve ogni giorno il tuo SOC? Che strumenti di sicurezza hai già in campo — SIEM, EDR, firewall, soluzioni di ticketing? E quanto sono strutturati i tuoi processi di risposta agli incidenti? Capire da dove si parte è essenziale per stabilire dove intervenire, quali automazioni sono più urgenti e quali integrazioni saranno davvero strategiche.

Una volta chiariti i bisogni, si passa alla scelta della piattaforma. Non tutti i sistemi SOAR sono uguali: alcuni puntano sulla quantità di connettori già pronti all’uso, altri sulla possibilità di costruire playbook molto personalizzati, altri ancora offrono un’esperienza d’uso più semplice e intuitiva. La decisione finale dovrebbe tener conto di diversi fattori: la compatibilità con i tuoi sistemi attuali, la capacità di scalare nel tempo, il livello di flessibilità e il supporto tecnico o della community in caso di necessità.

Scelto lo strumento giusto, arriva il momento dell’integrazione con il tuo stack di sicurezza. È qui che il SOAR inizia a fare davvero la differenza. L’obiettivo è creare un flusso continuo in cui i vari sistemi dialogano tra loro: il SIEM rileva un comportamento anomalo, il SOAR attiva il playbook corrispondente, l’EDR interviene sull’endpoint sospetto e il sistema di ticketing apre automaticamente un caso. Quando l’orchestrazione è fluida, la risposta diventa immediata ed efficace.

Una delle fasi più importanti riguarda poi la creazione dei playbook, cioè i flussi automatici che guidano la risposta agli incidenti. È fondamentale partire da scenari reali — ad esempio un attacco di phishing o un ransomware — e costruire sequenze di azione che rispecchino le policy interne dell’azienda. Meglio iniziare con pochi playbook ben studiati, testati in ambienti controllati, e poi aumentare progressivamente complessità e numero.

Infine, non va trascurata la componente umana. Un sistema SOAR non sostituisce le persone, ma le affianca e le potenzia. Per questo è fondamentale formare il team SOC, aggiornare le competenze, spiegare la nuova logica di lavoro e guidare il cambiamento culturale che l’automazione porta con sé. Dopo l’avvio, è buona prassi monitorare costantemente le performance del sistema, correggere eventuali inefficienze e affinare le integrazioni sulla base del feedback operativo.

 

I migliori strumenti SOAR disponibili sul mercato

Il mercato della cyber security è in continua evoluzione, e lo stesso vale per le soluzioni SOAR. Le piattaforme disponibili oggi sono molte, ognuna con caratteristiche uniche e punti di forza differenti. Ma quali sono i tool più affidabili e diffusi? E come scegliere quello giusto per la tua azienda?

  1. IBM QRadar SOAR

Questa soluzione di IBM è pensata per integrarsi perfettamente con il suo SIEM, ma può anche connettersi ad altri strumenti. È particolarmente apprezzata per:

  • la gestione strutturata degli incidenti
  • un’interfaccia chiara e user-friendly
  • forti capacità di personalizzazione dei playbook
  • funzionalità avanzate per la compliance e l’audit.

Ideale per le aziende che hanno già una forte impronta enterprise e cercano un sistema solido, supportato da una realtà storica come IBM.

  1. Palo Alto Cortex XSOAR

Ex Demisto, oggi parte di Palo Alto Networks, Cortex XSOAR è uno dei nomi più noti in ambito SOAR. Offre:

  • più di 700 integrazioni predefinite
  • un editor visuale per la creazione dei playbook
  • supporto alla threat intelligence
  • una community molto attiva (Cortex XSOAR Marketplace).

È una scelta ottima per chi desidera un ambiente altamente integrato, soprattutto se già utilizza soluzioni Palo Alto.

  1. Splunk SOAR (ex Phantom)

Anche Splunk ha la sua soluzione SOAR, nata dall’acquisizione di Phantom. Il suo principale punto di forza è l’integrazione totale con il SIEM Splunk. Altre caratteristiche interessanti sono:

  • forte orientamento all’automazione complessa
  • supporto per script Python per customizzazioni profonde
  • buona scalabilità anche in ambienti distribuiti.

Questa soluzione è adatta a team con esperienza tecnica e che cercano una piattaforma flessibile e programmabile.

  1. Microsoft Sentinel (con playbook SOAR)

Sebbene Microsoft Sentinel sia, in primis, un SIEM cloud-based, include potenti funzionalità SOAR tramite i suoi “playbook” basati su Azure Logic Apps. I suoi vantaggi sono:

  • profonda integrazione con l’ecosistema Microsoft (Defender, 365, Azure)
  • automazioni no-code/low-code
  • scalabilità cloud-native

Questo tool è la scelta ideale per chi è già in ambiente Azure o utilizza Microsoft 365 in modo esteso.

  1. Altri strumenti degni di nota
  • Swimlane: molto personalizzabile, con focus su automazioni no-code
  • DFLabs IncMan SOAR: soluzione europea, adatta a chi ha esigenze di localizzazione dati
  • Siemplify: oggi parte di Google Cloud, semplice da usare e rapido da implementare.

Come scegliere il SOAR più adatto

Scegliere il SOAR più adatto non significa trovare lo strumento “migliore in assoluto”, perché la decisione dipende da diversi fattori. È importante considerare, ad esempio, il livello di maturità della propria infrastruttura, il budget a disposizione e le competenze presenti all’interno del team, valutando se si preferisce una soluzione no-code oppure una che richieda capacità di scripting avanzate.

Anche il grado di integrazione necessario con altri sistemi, così come la dimensione del SOC e il volume di alert da gestire, possono influire significativamente sulla scelta. Il consiglio è di partire con una prova sul campo, magari in un ambiente di test, per verificare quanto sia semplice implementare la soluzione, qual è la curva di apprendimento e quanto sia efficace il supporto offerto dal vendor.

 

SOAR vs SIEM: Differenze e integrazione

Quando si parla di sicurezza informatica aziendale, spesso i termini SIEM e SOAR vengono confusi o, peggio, considerati alternativi. In realtà, sono strumenti diversi ma complementari, che svolgono ruoli distinti all’interno del ciclo di gestione degli incidenti. Comprendere bene cosa li differenzia e come possono integrarsi è fondamentale per costruire una strategia difensiva davvero efficace.

Cos’è un SIEM e cosa fa

Il SIEM (Security Information and Event Management) è il cervello analitico della sicurezza: raccoglie, correla e analizza i log provenienti da tutte le fonti IT (server, firewall, dispositivi di rete, applicazioni) per:

  • rilevare comportamenti anomali
  • segnalare possibili minacce
  • fornire una visione centralizzata degli eventi di sicurezza

In estrema sintesi, il SIEM rileva e segnala, ma si ferma lì. Non interviene direttamente ed è qui che entra in gioco il SOAR.

Il ruolo del SOAR nel ciclo di risposta

Il SOAR gioca un ruolo fondamentale nel ciclo di risposta agli incidenti di sicurezza. Dopo che il SIEM ha rilevato e segnalato una potenziale minaccia, entra in azione il SOAR, che si occupa di avviare le attività operative necessarie. Questo può includere l’esecuzione automatica di un playbook di risposta – ad esempio isolando un endpoint compromesso, inviando notifiche al team di sicurezza o avviando indagini automatiche – l’apertura di un ticket per l’analista, e l’interazione con altri strumenti per bloccare, contenere o mitigare il rischio. In altre parole, se il SIEM ha il compito di rilevare e spiegare cosa sta succedendo, il SOAR è quello che decide cosa fare e lo mette in pratica.

Differenze chiave tra SIEM e SOAR

È importante distinguere chiaramente i ruoli dei due strumenti. Il SIEM si concentra principalmente sul rilevamento, sul monitoraggio e sulla correlazione degli eventi, mentre il SOAR si occupa dell’orchestrazione, dell’automazione e della risposta agli incidenti.

Le azioni automatiche offerte dal SIEM sono generalmente limitate o assenti, mentre il SOAR consente un’ampia configurabilità e automazione. Inoltre, mentre il SIEM raccoglie e analizza i log, il SOAR si appoggia a questi dati per attivare le proprie funzioni.

Entrambi si rivolgono agli analisti SOC, ma il SOAR è pensato anche per chi si occupa direttamente della gestione degli incidenti. Pur avendo una certa complessità operativa, il SOAR la bilancia grazie alla sua capacità di automatizzare i processi.

Per una maggiore immediatezza, riportiamo tutti questi aspetti all’interno di una tabella comparativa:

Aspetto SIEM SOAR
Funzione principale Rilevamento, monitoraggio, correlazione eventi Orchestrazione, automazione, risposta agli incidenti
Azioni automatiche Limitate o assenti Estese e configurabili
Raccolta log Sì No (si appoggia al SIEM o ad altri strumenti)
Target Analisti SOC, compliance Analisti SOC, incident responder
Complessità operativa Alta Alta, ma compensata dall’automazione

 

Perché SIEM e SOAR funzionano meglio insieme

Mettere in contrapposizione SIEM e SOAR, però, è un errore. Questi strumenti non sono alternativi, ma complementari. Il SIEM individua l’incidente, il SOAR risponde in modo strutturato e automatizzato, e insieme permettono di documentare tutto il processo, migliorandolo continuamente attraverso feedback e ottimizzazione. Questa sinergia consente alle aziende di evolvere da un approccio puramente reattivo a uno proattivo, con benefici concreti in termini di rapidità nella risposta e riduzione degli errori umani.

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